I Buoni indicizzati all’inflazione: Buoni del Tesoro e Buoni Fruttiferi Postali

BTP€i: cosa sono i Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione europea?

Il BTP indicizzato all’inflazione europea è un titolo di Stato che fornisce all’investitore una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi: sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole pagate semestralmente sono, infatti, rivalutati sulla base dell’inflazione dell’area euro, misurata dall’Eurostat attraverso l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC) con esclusione del tabacco.
I valori mensili dell’indice Eurostat sono reperibili nel sito Rivaluta.it. Le serie storiche nel sito dell’Ufficio Statistico Europeo:

Ufficio Statistico Europeo 1

Ufficio Statistico Europeo 2

Ufficio Statistico Europeo 3

Grazie al meccanismo di indicizzazione utilizzato, alla scadenza è riconosciuto al detentore il recupero della perdita del potere di acquisto realizzatasi nel corso della vita del titolo. In ogni caso il BTP€i garantisce la restituzione del valore nominale sottoscritto: anche nel caso in cui si verifichi, nel periodo di vita del titolo, una riduzione dei prezzi, l’ammontare  rimborsato a scadenza non sarà mai inferiore al valore nominale (100).
Le cedole pagate al sottoscrittore sono di importo variabile ma garantiscono un rendimento costante in termini reali, ovvero in termini di potere di acquisto. L’ammontare di ciascuna cedola, infatti, è calcolato moltiplicando il tasso di interesse fisso, stabilito all’emissione, per il capitale sottoscritto rivalutato sulla base dell’inflazione verificatasi tra la data di godimento e la data di pagamento della cedola.

Maggiori informazioni: capitolo 17 del libro ADUSBEF: BTP indicizzati all’inflazione europea.

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BFPi: cosa sono i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana?

I Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana sono prodotti finanziari nominativi rappresentati esclusivamente da registrazioni contabili (buoni dematerializzati indicizzati all’inflazione), emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., collocati per il tramite di Poste Italiane S.p.A., con obbligo di rimborso assistito dalla garanzia dello Stato.

I Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana assicurano, al momento del rimborso,  il recupero (sia sul capitale investito sia sugli interessi maturati) dell’inflazione italiana rilevata nel periodo dell’investimento e fissata dall’indice ISTAT FOI (famiglie operai e impiegati) esclusa la componente tabacchi (lo stesso indice utilizzato per l’aggiornamento del TFR, del canone d’affitto e dell’assegno di mantenimento).

Se il rimborso viene richiesto nei primi 18 mesi, viene restituito il capitale investito ma non gli interessi maturati. Dopo un anno e mezzo il rimborso non ha più vincoli  e, in caso di richiesta di rimborso, in qualsiasi momento viene restituito il capitale più gli interessi nel frattempo maturati.

I Buoni Fruttiferi Postali “Indicizzati all’inflazione”(BFPi) hanno una durata massima di 10 anni.

Maggiori informazioni: qui.

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Qual è il rendimento netto dei Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all’inflazione europea?

Il grafico è una elaborazione grafica sulla base dei rendimenti netti pubblicati dal Sole 24 ore del 7 gennaio 2012.

Il grafico mostra che il rendimento netto dei BTP€i  inizia ad essere interessante già a scadenze brevi (15 settembre 2014) mentre, dal 2016 in poi, rimane costante (di poco inferiore all’8%).

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Come si calcola la cedola semestrale dei Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione europea?

La spiegazione più chiara sul calcolo della cedola: qui. Per le modalità di calcolo vedi anche il Foglio informativo BTPi 15 settembre 2014.

I valori mensili dell’indice Eurostat sono reperibili nel sito Rivaluta.it,  oppure nel sito di Borsa italiana.

Coefficienti di indicizzazione BTPi 15 settembre 2014 2,15% (IT0003625909):

gennaio 2012 (xlsfile xls)

Un esempio di calcolo: qui e qui.

Per il calcolo del controvalore di un eventuale acquisto: qui.

Calcola il rendimento del BTpi 2014

Qual è il rendimento netto dei Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana?

La serie proposta nel gennaio 2012 è la J20 (valida dal 1 al 31 gennaio 2012):

nel sito di Poste Italiane: descrizione dell’investimentofoglio informativo.

Nella tabella  sono indicati i  rendimenti netti dei Buoni Fruttiferi Postali della serie J20 (gennaio 2012), nell’ipotesi che l’inflazione attuale (indice FOI senza tabacchi novembre 2011=3,2%) rimanga costante nei prossimi dieci anni. A seconda dell’andamento dell’inflazione durante l’investimento, il tasso netto potrebbe essere sia inferiore sia superiore rispetto a quello indicato in tabella.

Un confronto tra rendimenti dei BTP€i  15.9.2014 e i BFPi serie J20 (gennaio 2012)

Ipotizziamo di sottoscrivere il 7 gennaio 2012 € 5000 di  Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione europea con scadenza 15.9.2014 e, lo stesso giorno, € 5000 di Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana della serie J20 (gennaio 2012).

Le commissioni bancarie per la sottoscrizione dei BTP€i sono lo 0,15%; non c’è costo per il dossier titoli.

La sottoscrizione dei Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana della serie J20 non prevede spese.

Chiudendo entrambi i rapporti il 15 settembre 2014, se che gli attuali valori di inflazione europea e italiana rimanessero costanti per tutta la durata dell’investimento, i valori di rimborso sarebbero i seguenti:

BTP€i   =                € 5986

BFPi       =             €  5552

__________________________

BTPi – BFPi=       €  434

Questo confronto non tiene conto dell’imposta di bollo prevista dalla manovra Monti del dicembre 2011, le cui modalità applicative non sono state ad oggi definite dal previsto decreto ministriale (art.19 c.5 della legge 22 dicembre 2011, n. 214 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2011 ).

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Un confronto tra rendimenti dei BTP€i 15.9.2016 e i BFPi serie J20 (gennaio 2012)

Ipotizziamo ora di sottoscrivere il 7 gennaio 2012 € 5000 di  Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione europea con scadenza 15.9.2016 e, lo stesso giorno, € 5000 di Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana della serie J20 (gennaio 2012).

Chiudendo entrambi i rapporti il 15 settembre 2016, se gli attuali valori di inflazione europea e italiana rimanessero costanti per tutta la durata dell’investimento, i valori di rimborso sarebbero i seguenti:

BTP€i    =                 €  7150

BFPi        =               €  6006

____________________________

BTP€i - BFPi=           €  1143

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Questo confronto non tiene conto dell’imposta di bollo prevista dalla manovra Monti del dicembre 2011, le cui modalità applicative non sono state ad oggi definite dal previsto decreto ministriale (art.19 c.5 della legge 22 dicembre 2011, n. 214 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2011 ).

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Tirando le prime somme…

In questa congiuntura, il differenziale di rendimento tra i Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione europea e i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana è molto accentuato. I due semplici esempi proposti, su scadenze relativamente brevi (2 anni e 6 mesi e 4 anni e 6 mesi) e un importo di non rilevante entità, non hanno bisogno di ulteriori commenti.

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Quali sono i rischi che si corrono sottoscrivendo i Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all’inflazione europea?

I principali rischi che si corrono sottoscrivendo i BTP€i sono quattro:

  • oscillazioni di prezzo (in caso di vendita anticipata);
  • inflazione italiana superiore alla media europea (si ha solo una parziale protezione);
  • minore liquidità nel mercato secondario rispetto ad altri titoli di Stato:  è più difficile, rispetto ad esempio ad un BoT o ad un BTp, trovare un acquirente in caso si abbia necessità di vendere;
  • i tassi sul mercato crescono più del tasso di inflazione: è più conveniente comprare titoli a tasso variabile, come ad esempio i CCT.

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Per i primi due punti cito da questo articolo di Antonia Jacchia e Giovanni Stringa pubblicato sul Corriere della Sera del 30 dicembre 2011:

“BTP€i – I Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all’inflazione europea (Btp€i) vogliono fornire all’investitore una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi: sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole pagate semestralmente sono infatti rivalutati sulla base dell’inflazione dell’area euro, misurata dall’Eurostat.
In ogni caso, il Btp€i garantisce la restituzione del valore nominale sottoscritto, anche nello scenario deflattivo: se nel periodo di vita del titolo i prezzi a sorpresa calano invece di aumentare, l’ammontare rimborsato a scadenza non sarà mai inferiore al valore nominale (100).
Il Btp€i garantisce un interesse costante in termini reali (potere d’acquisto) fissato al momento dell’emissione (il cosiddetto «tasso annuo cedolare reale»). L’importo variabile delle cedole semestrali è calcolato moltiplicando il tasso annuo di interesse cedolare reale – diviso per due – per il capitale nominale rivalutato alla data di pagamento della cedola.
E il capitale rimborsato a scadenza? Si calcola moltiplicando il capitale nominale sottoscritto per il coefficiente di indicizzazione, determinato relativamente al giorno di scadenza. Questo coefficiente tiene conto della variazione dei prezzi avvenuta durante la vita del titolo.
Le scadenze dei Btp€i sono a cinque, dieci, quindici e trent’anni e le aste si tengono generalmente con cadenza mensile, durante l’ultima settimana del mese.
Le criticità? Rischio default a parte, se il tasso di inflazione in Italia supera quello medio per l’area euro, la protezione per l’investitore italiano diventa parziale. Anche questi Btp variabili hanno poi sofferto per le tensioni sui mercati del debito europeo: il Btp€i con scadenza «settembre 2019», per esempio, sei mesi fa quotava sul secondario 96,7, ieri invece solo 82. Che è decisamente meno di fine giugno, ma comunque molto di più di quel 70,33 registrato sul mercato giusto un mese fa: balzi notevoli, per gli amanti del rischio e per chi non vuole aspettare la scadenza. Che – ripetiamo – può arrivare anche dopo trent’anni.”

la variazione del prezzo del BTP€i 15.9.2014 negli ultimi 3 anni

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Quali sono i vantaggi della sottoscrizione dei Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana rispetto ai BTP€i ?

Pur garantendo un rendimento netto minore e in questa congiuntura significativamente minore, i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana  non sono scambiati in borsa e quotano sempre “alla pari”: il valore del titolo coincide sempre con il valore nominale all’atto della sottoscrizione. I BFPi non hanno quindi le oscillazioni di prezzo che negli ultimi anni hanno coinvolto in maniera significativa tutti i titoli di Stato e  i BTP€i in particolare: le oscillazioni di prezzo (la cosidetta volatilità) del titolo indicizzato all’inflazione sono superiori a quelle degli altri titoli di Stato.

Nel caso si abbia necessità di vendere rapidamente, non si rischia di subire una riduzione del capitale investito (il disinvestimento si può fare in qualsiasi momento). Garantiscono la  protezione del capitale dall’inflazione (a partire dal 18° mese l’interesse è sempre superiore all’inflazione).

Inoltre, possono essere investite anche cifre di modesta entità (il taglio minimo è € 250); al di sotto del valore di rimborso di 5000 euro  non sono soggetti a imposta di bollo ( legge 22 dicembre 2011, n. 214  pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2011, meglio nota come decreto salva-Italia o manovra Monti).

Per investimenti di non rilevante entità (comunque superiori a un valore di rimborso di 5000 euro) occorre valutare l’incidenza del bollo annuale introdotto dalla manovra Monti del dicembre 2011.

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